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Escursioni Passeggiate Montagnail mio mondo il Trentino e non solo
6/26/2009 ancora bondone stivo la becca cima alta la bassaBondone Stivo
Castellano – Cei - La Becca- Cima Alta- La Bassa – Bordala - Castellano
Domenica 21/06/2009 con Edoardo e Fiorenzo, e io su idea di Edo decidiamo per una salita alla Becca. Mille e un esima volta che ci va l’amico Edoardo , però, questa volta, c'è una nota di originalità: si parte da casa, da Castellano (780 m). 6/3/2009 [Monte Bondone] Ferrata Giulio Segatta Le Tre cime del monte BondoneLe Tre cime del monte Bondone Il monte Bondone Le tre cime del monte Bondone dislivello 600 m. Il sentiero in sintesi Viote del Bondone, Sentiero 607, cima del cornetto, ferrata Giulio Segatta cima “doss d’Abramo” cima verde, sentiero 636 e Viote La carta Kompass n 687 data: 2 giugno ’09
Raggiungibile da Trento per la strada del monte Bondone Partenza dal centro fondo delle Viote del Bondone si segue per 1 centinaio di metri la strada che porta a Garniga sp25 qui nei pressi di una stanga sulla strada forestale che imboccheremmo si può parcheggiare... Attenzione a non attraversare il biotopo torbiera del Bondone
Camminando ora sulla forestale a fondo bianco saliamo verso il cornetto che già da qui ci si presenta in tutta la sue maestosità....continuando sulla sinistra a prendere il sentiero SAT 607 sentiero direttissima del cornetto saliamo questa costa detta “costa dei cavai” fin sotto la cima, con la cima sempre davanti a noi. Non dimentichiamo di girarci a valle ogni tanto per ammirare “il Brenta” e tutte le cime che ci si presentano.... Raggiungendo cosi in due circa la cima del Cornetto... 2180 m slm... la salita alla cima richiede un po’ di esperienza e passo sicuro... salire sulla cima per ammirare il panorama è una meraviglia unica. (Anche qui secondo me il signore si è seduto sui sassi ad ammirare ciò che creo perché la vista si perde all’orizzonte) Dopo essere ridiscesi dalla cima del cornetto, prestando attenzione, si prosegue verso il doss d’Abramo 2018 m slm qui vi si può salire o per la via normale oppure aggirando verso est il doss d’abramo si giunge al attacco della ferrata. Attenzione questa ferrata seppur breve è difficilissima e verticale va affrontata con un buon allenamento e preparazione tecnico fisico mentale avere una infarinatura di arrampicata può aiutarci; sottovalutare questa ferrata vale a dire farsi del male! I punti di riposo sono solo due subito dopo il camino iniziale e poco prima di uscire in una piccola cengia... anche l’uscita avviene in un camino verticale!
Saliti in cima per una delle due opzioni anche da qui si ridiscende per proseguire verso cima Verde... transitando su di una cresta panoramica di colore rosso e più in basso intravedendo il sentiero del coraza... Raggiunta cima verde 2102 m. slm con il sentiero 636 si ritorna a valle verso le Viote del Bondone attenzione a questo sentiero se fatto in prima vera con la neve è molto scivoloso essendo un sentiero ripido.... Ritornati sui prati del Bondone seguendo le indicazioni e tabelle SAT rieccoci di nuovo al parcheggio
Come sempre dico questa relazione rispecchia la mia giornata si consiglia pertanto di consultare anche libri specializzati del settore. Un libro fatto bene che consiglio per queste escursioni sul monte Bondone il libro di: autore: Gaetano “Pucci” Macchi titolo: “i sentieri del monte Bondone” edito da: curcu & genovese costo: 26 euro
5/18/2009 Ferrata Gerardo Sega
Gruppo monte baldo monte Coalaz
cartina Kompass numero 691 scala 1:25.000 Monte Baldo nord
raggiungibile da Trento con la provinciale destra Adige Mori - Avio oppure con l’autostrada A22 uscita Ala Avio sia per chi proviene da nord che a chi proviene da sud. Usciti dal autostrada prendere per Avio. Non come ho letto in giro in altri siti internet che è vicino ad Arco... tutto un'altra zona del trentino....
raggiunto Avio si seguono le indicazioni Monte Baldo si imbocca la strada provinciale 208 e al 3 km di questa S.P. poco prima del ponte sul torrente Aviana nella valle dei molini... un piccolo posto per parcheggiare a 307 m slm
nella articolata rete dei sentieri della S.A.T troviamo questo meraviglioso sentiero... il sentiero O 685 Gerardo Sega raggiungibile con il sentiero O 652 che porta alla madonna della neve antica chiesa alpina del 1600 il sentiero parte nei pressi di una Calchera e subito parte in salita e con tornanti ripidi per circa un ora... sentiero ben segnalato e intuitivo... non ci sono molte deviazioni... si arriva quindi alla Preafessa 700 m slm bivio per il 685 imboccandolo si arriva ad una cascata nascosta nella vegetazione... il sentiero ora prosegue in diagonale leggermente in salita fino a salire un salto di roccia per poi scendere ad un'altra piccola cascata e si ritorna a salire sempre nel bosco e si arriva al attacco della ferrata.
Eccoci.... davanti a noi una parete immensa... ora indossato il casco e l’imbrago... Attenzione qui ce il pericolo di caduta sassi per la presenza sulla roccia di ghiaia e sassi... (friabile)
prestare molta attenzione nel caso che sotto ci siano altre persone, nel caso che un sasso urtato accidentalmente cadesse avvisare chi sta sotto gridando sasso non abbiate paura a gridare è meglio avvisare almeno chi sta sotto si mette al riparo...
La partenza è con una scala in ferro raggiungibile dopo un breve passaggio di arrampicata facile sulle rocce... Superata la scala si giunge su una cengia.... e superato un colatoio nel bosco si giunge ad una seconda cengia che porta a una verticale e strapiombante parete dove ancora una cengia permette di proseguire... qui solo gli occhi riescono a catturare l’immenso anfiteatro che ci si presenta.... attraversata la cengia si rientra nel bosco... trovando ancora un salto di roccia che ci porta su un sentiero friabile anche qui prestare attenzione se sotto ci sono persone la caduta di sassi potrebbe ferire chi sta sotto... Arrivati sotto a un altro salto di roccia superabile con l’aiuto di cordino ci si porta verso la fine di questo sentiero ancora un paio di salti e siamo fuori....
Il rientro dopo la pausa meritata sulla “cima” non si arriva proprio su di una cima con questa ferrata l’uscita per il vero lasci un po’ l’amaro in bocca.... vabbé fa nulla.. avendo portato un po’ di cioccolata passa l’amaro.... Pausa su un meraviglioso prato.... quota 1180 m slm
La discesa appunto segnalata da un cartello la si fa su una mulattiera forestale ancora sentiero O685 fino al bivio con il sentiero O653... tralasciando le indicazione per passo pozza della cola scendiamo ancora su strada forestale tra prati verdi e bellissime case da montagna ristrutturate alla val dei rii 1000 m slm e da qui una breve salita ci conduce al santuario della madonna della neve.... e villa Arvedi scendiamo ancora verso sinistra passando per una colonia alpina fino a riprendere il sentiero O652 scendendo in una gola al ponte della Balanza 980 m slm e ancora su mulattiera fino al sasso della vecchia (leggenda) seguendo fino al bivio preafessa e valle dei molini sul sentiero percorso alla andata....
Percorso che si svolge in profonde gole e anfiteatri di roccia meravigliosi nonostante non si esca mai dal bosco tranne le cenge... lungo ma appagante ci vuole sicuramente allenamento per percorre questo itinerario ...non consigliato a chi soffre di vertigini e non è abituato a lunghe percorrenze il percorso sfrutta i punti deboli della montagna.... questo significa salire per poi perdere quota e riprenderla successivamente.... I tempi di percorrenza sono individuali rispecchiano l’allenamento e la preparazione personale io ho percorso questo itinerario in 7 ore circa
Come sempre dico in questi casi consultare più opinioni non fermarsi mai su una sola relazione Salvatore...
a breve le foto 5/10/2009 I monti di Trento, Il Monte Calisio 1096 metri slmIl Monte Calisio 1096 metri slm Il sentiero in sintesi Loc. Pinara 390 m. slm loc. Predamala 460 bivio 401A Strada della flora 775 m. slm 4 strade 821 m. slm Cima M. Calisio 1096 m. slm ex forte Casara sentiero 430 e 421 Campel villa montagna Tavernaro Moia Martignano percorrendo un tratto della via claudia augusta La Carta topografica usata è la Kompass 647 Trento e dintorni scala 1:25000. I tempi di percorrenza sono 2 ore dalla Pinara fino in cima altre 2 ore circa per il rientro a Martignano.
Sui monti di Trento
Facile e panoramica escursione sulla cima del monte Calisio. O argentario dove nel 1800 si estraeva appunto l’argento... Partenza da Gardolo 230 m slm a Melta di Gardolo nei pressi dell’omonimo bar una strada porta nelle vicinanze del riparo Gaban sito archeologico. Continuando su strada secondaria si raggiunge il cimitero di Martignano. Arrivati a Martignano si giunge all’inizio della S.P. 131 (2° tronco Maso Bolleri - Montevaccino) Trovo un deposito in lamiera del servizio strade. E ben visibile il cartello di inizio sentiero 401 SAT loc. Pinara 390 m. slm. Si sale fino a quota 460 m. incontrando un bivio. Per il sentiero 401 A. Chiuso per pericolo di caduti sassi. Sono ora in loc. Predamala. Proseguo nel bosco di... pioppo, betulla, nocciolo, abete... sul 401 con una seria di tornanti a volte un po’ ripidi e con panorama sulla città di Trento. Raggiunta la strada della flora si prosegue su questa strada in direzione sud fino a raggiungere a quota 821 m. slm l’ex rifugio Calisio.
Proseguendo ora in direzione N/O su strada forestale si arriva ad uno spiazzo dove la strada termina e lascia posto al sentiero che sale ripido sullo spallone nord con sempre il panorama sulla città. Arrivo ad un punto panoramico i tornanti si fanno meno stretti e pianeggianti.
Arrivo ad un bivio per il “forte casara”, “stoi” 1050 m slm. Proseguo ancora sul 401 e transitando davanti a delle gallerie scavate per l’estrazione dell’argento... qui nel 1800 si estraeva appunto il prezioso metallo e probabilmente utilizzate in tempo di guerra per deposito munizioni e varie... Da qui in breve si raggiunge con un salto di roccia di 10/15 metri con cordino di sicurezza lo si supera facilmente e successivamente si raggiunge la cima a quota 1096 m slm. (2 ore dalla partenza.) Proseguendo ancora si giunge alla croce passando davanti ai resti di una fortificazione austroungarica realizzata in tempo di guerra per il controllo sulla città e i suoi punti d’accesso essendo il Calisio un ottimo panramico con vista anche su Pergine e la Valsugana.
Dalla cima varie sono le vie di ritorno, sia per lo stesso itinerario di salita che altri itinerari. Volendo effettuare un giro ad anello... decido di raggiungere il ristorante Campel. 733 m slm. a pochi metri dalla croce prendo il sentiero. SAT 403 ... scendendo nella valletta dei faggi...
Proseguendo ora sulla strada militare (senza mai lasciarla ) in discesa raggiungo gli “stoi alti” (bivio) e successivamente ai “stoi del bel vedere” (altro bivio) seguendo ancora indicazioni per il 403 (direzione campel) e in breve arrivando alla selletta della “val mistai” 1025 m slm. (Altro bivio)
Proseguendo ora sul sentiero 403 A campel/carbonaia sempre sulla strada militare arrivo ad una caratteristica parete liscia con disegnato una bicicletta un sole e dei (gabbiani) o rondini. Proseguo ancora, questa volta in direzione del forte Casara arrivo ad altri due bivi incrocio il sentiero 430 (mtb) proveniente dal bivio incontrato nella salita al Calisio “stoi” 1050 leggi sopra e proseguo sempre nell’intento di raggiungere il forte Casara ubicato all’omonima selletta 892 m slm che raggiungo sotto una leggera pioggia. Sono ora sul sentiero 421 SAT Del forte Casara rimane ben poco solo una traccia del muro perimetrale e in disparte un muro in cemento che sembra essere uno sbarramento o una porta d’ingresso. Quindi proseguo sempre sotto una leggera pioggia verso il ristorante Campel su un sentiero/strada in ciottolato... 421 SAT incrociando altri bivi di salita al Calisio continuo a scendere e arrivo alla pineta del Campel ampio spazio prativo e da qui in breve al Campel e a villa montagna.
Da villa montagna seguo attraverso il paese vecchio e vado a imboccare la via claudia augusta sentiero n° 1 passando per Tavernaro Moia Martignano... e poi ritorno a Gardolo...
Stupenda passeggiata in solitaria con giro ad anello e panorama su tutta la città di Trento e i paesi come Montevaccino villa montagna Civezzano Salvatore...
5/8/2009 IL BRENTAÈ grande e mutevolmente bello il Brenta...a volte lo si scorge da lontano ed è ben delineato preciso... poi arrivi ai suoi piedi e lo smarrisci, lo perdi... allora mi incammino e mi si presenta una catena di castelli sconquassati sembra sia passata una grande mano. è talmente grande che mi ci perdo è meraviglioso ogni angolo diverso... il Brenta... storia natura paesaggi che neanche da una cima vedo, ma solo ai suoi piedi... lui il magico BRENTA 5/4/2009 Monte altissimo di Nago 2079 m. slmIl rifugio venne costruito poche decine di metri sotto la cima del Monte Altissimo di Nago 2079 m. dalla S.A.T. tra il 1889 ed il 1891,
Arrivati in località San Giacomo dopo Brentonico, nei pressi del hotel s. Giacomo troviamo un ampio parcheggio dove parchggiamo l'auto. (Sul muro del hotel trovo una prima tabella S.A.T. 2.50 h dopo soli 20 passi un'altra tabella indica il tempo di 2.10 h) Ci si incammina per la stradina che passa tra l'Albergo San Giacomo e la chiesetta del 1500 di San Giacomo. Dopo pochi passi troviamo le segnalazioni per il sentiero 622 (2.10 h ) che porta in direzione Malga Campo-Altissimo, quindi svoltiamo alla nostra sinistra e iniziamo la salita sui prati in direzione della montagna che sovrasta il caseggiato di San Giacomo. Proseguiamo fino all'inizio di un sentiero che si immette in un boschetto che si arrampica su un primo costone, indicazioni (1.30 h??? anche qui dopo soli 20 minuti di cammino) prima di arrivare in un ampio piano da cui è visibile la maggior parte del percorso che ci porterà in cima al Monte Altissimo. Siamo in vista, davanti a noi, di un gruppo di cenge, al di sopra delle quali si trova la bianca Croce del Monte Campo e della malga omonima. Arrivati nei pressi di malga Campo, troviamo un altro gruppo di cartelli segnavia per arrivare al Rifugio Graziani, a Malga Campei o a Bocca Paltrane e quindi all'Altissimo. Proseguiamo diritti, per salita molto ripida, lungo il costone della zona Monticello che ci porta a Bocca Paltrane, da dove possiamo vedere, alla nostra destra, in basso, la conca di Val Parol. Continuiamo la nostra salita fino ad arrivare alla sommità del costone, dove vediamo la chiesetta e, alla nostra sinistra, verso sud-ovest, il rifugio Damiano Chiesa; spostandoci in direzione della chiesetta, nebbia permettendo, si può ammirare il Lago di Garda. La discesa viene fatta per il sentiero 633 che, con ampi, ed agevoli, tornanti, arriva al Rifugio Graziani, dove si decide di continuare, la discesa, per la Bocca del Creer. Facciamo un incontro su questo sentiero, le marmotte!! che mi fermo a fotografare...ce ancora molta neve ma loro sono già in giro e trovo delle impronte sulla neve... Questo sentiero, porta a Malga Bes ed a San Valentino ma, prima di arrivare alla malga appena citata, troviamo un cartello che indica San Giacomo, alla sinistra della nostra direzione di marcia. Un piccolo sentiero scende nel bosco della zona chiamata Cavalpea. Sbucati fuori dal bosco, ci troviamo in località Serb, dove alcune graziose casette di montagna fanno da cornice al paesaggio. Il sentiero 633 termina ad un tornante della provinciale che da San Giacomo porta a San Valentino, quindi, procediamo in direzione di San Giacomo, a sinistra, per ritornare al parcheggio dove abbiamo lasciato l'automobile.
4/25/2009 Monte CIMONE 1226 slm
Da Arsiero a monte Cimone per la cresta della rocca e cima Neutra per la galleria elicoidale
questo versante ho scelto per una gita consigliata da un amica. Itinerario poco segnalato ma sulla guida dato come segnato di recente segni CAI/SAT rosso bianco ma sentiero molto panoramico.
Da Trento per la statale 349 e 350 val d’astico raggiungibile dal passo della fricca hai piedi della vigolana in direzione vicenza passando per la localita nosellari
accesso: centro del paese Arsiero imboccando la provinciale per Posina poco prima di una galleria stradale indicazioni per San rocco... lasciare la macchina negli spazi...
dalla chiesa di san rocco 461 m slm seguo il sentiero (si può anche salire per la stradina) a monte della chiesa si passa a fianco di una prima costruzione militare e a sinistra l’acquedotto di Arsiero (sentiero 541 marcato C.A.I. indicazioni per la cima). (Largo spiazzo prativo)
è questo primo tratto un sentiero poco marcato che si inoltra nel bosco incontro già da ora le opere militari che non mi abbandoneranno per tutta l’escursione. “Questo tracciato è una splendida opera bellica scavata nella roccia. Viene considerata la principale via di salita su questo versante”
Seguo sempre il sentiero più marcato portandomi sopra la valle di rio freddo, avendo sempre alla mia destra il panorama sulla città di Arsiero... Salgo per tornanti che mi portano in quota rapidamente.
Arrivo a un punto panoramico (postazione non molto evidente) con panorama sui prati di Bugni e Arsiero risalendo ancora il sentiero su balze e muri a secco e attraversando un primo canalone arrivo ad una lunga cengia con trafori nella roccia tratto abbastanza suggestivo e bello il sentiero si alza ancora tra tornanti fino ad arrivare hai piedi del Caviòio. Incontro il sentiero che sale da bugni il 542 e i trovo in loc. ara de spin dopo circa un ora dal inizio. Sono ora sul sentiero 542 Qui mi “perdo” a visitare gallerie trafori... Dopo un po’ arrivo ad un altro bivio con il sentiero degli alpini e mi trovo su una vecchia mulattiera ora mangiata dalla vegetazione e dal tempo. Continuando sulla destra e tralasciando il cavioio mi porto verso cima neutra.
Qui cammino nel bosco seguendo sempre il sentiero e dopo un indicazione per un ex cimitero italiano della guerra arrivo al cason de bidese o de smaniotto nascosto della vegetazione fatto di sassi e lamiere sul quale con vernice sbiadita ci sono segnalazioni per la cima (cimone)
Passando tra opere militari e tratti di sentiero gradinato giungo quindi ad una postazione con gradini scavati nelle roccia ripidi (qui non trovando indicazioni per la galleria proseguo solo più tardi mi accorgo che un sentiero scende per arrivare alla cima neutra e al inizio della galleria elicoidale) giungo quindi ad altre opere militari che mi perdo a visitare...
Mi fermo e rileggo la relazione sono quasi sul cimone ma non ho trovato la galleria elicoidale... Mentre leggo vedo un sentiero risistemato da poco mi sorge un dubbio che non sia la galleria? Decido allora di ritornare indietro.
Entro per una fessura che poco dopo scopro essere l’uscita della galleria elicoidale della cima neutra scendo per novanta metri la galleria arrivo in fondo e non capisco dove va ora il sentiero una grande finestra da sul bosco... vedo una traccia verso sinistra e la seguo cavoli!!! mi ritrovo di nuovo tra il cavioio e la cima neutra a quella postazione con i gradini scavati nella roccia... faccio una pausa... mangio una banana e un arancia con un po’ di cioccolata... ripercorro il sentiero e rifaccio questa volta nel verso giusto la galleria elicoidale di cima neutra... e proseguo per il monte cimone su sentiero in questo tratto sistemato da poco... e in breve sono in cima dove un ossario custodisce le ossa dei soldati del monte Cimone quota 1226 che hanno dato la loro vita per la democrazia e la libertà.
Dopo mezz’ora di pausa sono oramai le 13 ritorno verso la cima neutra e scendo verso il cavioio. Hai piedi di questa cima trovo una lunga trincea scavata nella roccia la seguo fin dove termina al ingresso di altre gallerie che visito... Dopo la visita nel ventre di questa montagna scavata sempre con il sacrificio degli alpini salgo sulla cima del cavioio...
Una scalinata stretta in parte scavata nella roccia integrata con del cemento porta hai piedi del redentore ma per salire in cima ce un breve tratto ripido con cordino e alcuni gradini e in breve alla croce e al rifugio/bivacco Ottorino Vettori 1120.
E da qui ripercorro a ritroso tutto il sentiero fatto al mattino fino ad arsiero che raggiungo alle 15.30 circa Mi riprometto di ripetere quest’autunno, molto suggestivo il posto Sal Consiglio la guida escursionistica con note storiche e naturalistiche della sezione del club alpino italiano di thiene e sottosezione di Arsiero di Liverio Carollo “sui sentieri della val d’Astico” edito da: danilo zanetti editore
Portare acqua perché nella zona non si trovano fontane o sorgenti
Mio commento personale Io non so di chi è la responsabilità ma L’unica nota che un po’ mi rattrista è la mancanza di manutenzione e la poca segnaletica coma la poca valorizzazione di questi itinerari da parte delle istituzioni e da chi dovrebbe pensare a valorizzare questi luoghi... Invece di pensare a costruire impianti sciistici si dovrebbe prima spendere soldi per valorizzare questi luoghi Salvatore
4/12/2009 Buona Pasqua 2009un saluto a tutti i visitatori di questo blog e mille grazie...
Una buona pasqua a tutti...
Salvatore. 4/5/2009 sentiero SAT 418 Giordano Bertottiil sentiero "Giordano Bertotti" realizzato e inaugurato nel 1978, dedicato alla memoria di Giordano, socio della Sezione scomparso nel 1970. è attrezzato nella parte superiore con alcuni cordini e una scala metallica in modo da poter superare con più facilità alcuni tratti impegnativi...
detto anche "Sentiero della Croce" Quantunque breve, e ripido e alcuni tratti piuttosto esposti, è da percorrere con adeguata preparazione, si distingue dagli altri più o meno facili donando all´escursione un gradevole tocco alpinistico. L’inizio è a circa due chilometri dal Passo del Cimirlo sulla strada per il Rifugio Maranza. Dal Passo del Cimirlo, percorso più di un chilometro sulla strada per il rif. Maranza, in localita Colmo 810m slm (parcheggio) percorsi pochi metri si trova sulla sinistra la segnalazione che indica il sentiero.
Risalendo si supera rapidamente la boscaglia fino a giungere alla base di alcuni suggestivi picchi rocciosi... (inizia la neve) Superato il primo tratto a destra, il sentiero conduce su di una cresta e poi in una zona boscosa e al libro di vetta. (neve) Qui il percorso prima fiancheggia e poi taglia nella parte alta della gola, fino all´inizio del sentiero attrezzato. Dei cordini d'acciaio e due scale facilitano il superamento della parete rocciosa caratterizzata dalla suggestiva "Crepa Bus del Vent". Le ultime attrezzature conducono infine sulla panoramica vetta, 1263m slm dalla quale l´occhio spazia in ogni direzione. Il ritorno si può compiere in direzione est attraversando un piccolo ponte di legno che supera la crepa. La discesa continua per un bosco suggestivo fino ad arrivare allo "Spiazz dele patate". (indicazioni in loco) bivio per il sentiero 411 e gli "stoi" che porta alla cima della Marzola si scende molto rapidamente e raggiunti alcuni resti di fortificazioni delle prima guerra nei pressi di un acquedotto si prende il sentiero 427 a sinistra che in circa 30/40 minuti riporta sul sentiero 418 e in breve sulla strada della Marzola Sal le foto in arrivo
aggiornamento: foto on line
4/2/2009 Sentiero "Giordano Bertotti" SAT n° 418ho un progetto è da tempo che lo voglio fare e domenica 5 aprile ci vorrei andare... qualcuno si vuole aggregare?
altre informazioni sul sito www.sat.tn.it questo sentiero è 1 dei "gioielli" della Sezione è il sentiero SAT n° 418 "Giordano Bertotti" realizzato e inaugurato nel 1978, dedicato alla memoria di Giordano, socio della Sezione scomparso nel 1970.
È attrezzato nella parte superiore con alcuni cordini e una scala metallica in modo da poter superare con più facilità alcuni tratti impegnativi; risale il versante occidentale del Chègul fino alla "Croce", località che offre un ampio panorama sulla Valle dell’Adige, sull’altipiano di Pinè, sulla Val dei Mocheni, ecc.
Quantunque breve, a causa della sua ripidità ed alcuni tratti piuttosto esposti, è da percorrere con adeguata preparazione. L’inizio è a circa due chilometri dal Passo del Cimirlo sulla strada per il Rifugio Maranza (in questo periodo chiuso). Nei pressi della "Croce" il percorso supera l’originale e profonda spaccatura detta "Busa del Vent". Proseguendo, il sentiero si innesta, in località "Spiaz dele patate" al Sentiero SAT n° 411, che porta alla Cima Marzola (m.1738). 3/22/2009 sono senza parole...La settimana scorsa domenica 15 marzo ho fatto assieme a degli amici (se cosi si possono chiamare) un escursione in montagna da questa ne è nata una discussione poi degenrata da qui questo mio piccolo sfogo da cui ne esco ...senza parole...
senza parole per come si comportano quelli si dicono amici e poi alla prima occasione ti piantano il coltello diritto al cuore
un grazie va a quei amici e non faccio nomi che mi hanno pugnalato al cuore alle spalle ... grazie davvero Salvatore....
3/1/2009 oggi... rifugio Gardeccia 1950 m.s.l.mciao a tutti rieccomi dopo tanto tempo che non scrivo le mie escursioni
dopo un po’ di tempo che non uscivo di casa se non per andare al lavoro, il morale a terra per via della separazione che è come morire... lasciamo perdere... alcuni amici mi hanno chiamato per andare a fare una camminata in val di fassa al rifugio Gardeccia 1949 metri sul livello del mare... ma si mi son detto... andiamo, nulla di difficile o impossibile le dolomiti sono la mia passione più grande. arrivati a Pera poco prima di Mazzin prendiamo la strada provinciale 238 e arriviamo a Muncion frazione di pozza di fassa. Lasciate le macchine nelle vicinanze ci avviamo sulla strada chiusa al traffio che si inoltra nella valle del vaiolet e arriviamo alla "regolina". subito dopo la strada è innevata. inizia qui la salita tra spettacolari pareti di calcare che si innalzano tra gli abeti i larici e la neve. in un oretta circa arriviamo al rifugio. qui mi sazio con il panorama che è spettacolare... anche con un buon piatto di canederli crauti e lucanica e le chiacchere in buona compagnia ci avviamo per il rientro con le slitte. che bello! erano trenta anni che non andavo più con la slitta... una bella giornata iniziata con il cielo che non prometteva nulla di buono ma che avendo avuto fiducia ci ha/mi ha regalato il sole e la possibiltà di passare una meravigliosa giornata... 1/3/2009 buon anno 2009Un buon anno a tutti e un 2009 di felicità, serenità, e pace...
e buone camminate e buona montagna a tutti
12/23/2008 BUON NATALE 200812/17/2008 continua il pericolo valanghe sono sconsigliate le escursioni sci alpinistiche e ciaspole sul territorio trentino. permane pericolo elevato di valnghe per il fuori pista.
per altre info rimando al sito: http://www.meteotrentino.it/bollettini/today/valanghe_it.aspx?ID=9
Sal-vatore 12/12/2008 PERICOLO VALANGHEsu tutte le montagne alto pericolo di valanghe sconsigliate le escursioni con ciaspole o sci alpinismo. Per non leggere ancora una volta di tragedie in montagna non andate aspettate qualche giorno che la neve si assesti facciamo in modo che la montagna non sia teatro ancora una volta di morti assurde inutili... si deve vivere per la montagna non morire in montagna... leggete con attenzione i bollettini neve valanghe delle vari regioni qui lascio quello del trentino http://www.meteotrentino.it/bollettini/today/valanghe_it.aspx?ID=9
12/9/2008 Signore delle cimeun canto alpino che mi commuove per la sua profondità un canto all'amicizia e fratellanza di tutti gli uomini
ascoltatelo e lasciate un commento
Salvatore 12/7/2008 Monte Stivo 2059 m slm [ciaspole]Il monte Stivo è una tra le più suggestive montagne del basso Trentino. Situato a 2059 m. s.l.m., esso è raggiungibile da Mori (TN) in direzione di Torbole, lago di Loppio, e Riva del Garda. Giunti al bivio per la Val di Gresta si prosegue, supportati da ottime indicazioni, in direzione Ronzo-Chienis, fino a giungere il Passo S. Barbara (m. 1169 s.l.m.) e da qui il pianoro di S. Antonio (m. 1265 s.l.m.), dove si può arrivare in auto. Il monte Stivo è un eccezionale punto panoramico sul lago di Garda. Dalla sua cima lo sguardo spazia inoltre sul gruppo dell’Adamello, della Presanella e del Brenta.
Il rifugio Prospero Marchetti allo Stivo è raggiungibile anche dal rifugio Monte Velo, sul versante di Arco, o dal Passo Bordàla, in Vallagarina.
In località Pessina si può parcheggiare l'automobile e prendere la strada per il Monte Stivo, seguendo il segnavia della SAT. Dopo circa 10 minuti di cammino, si incontra la fontanella minerale di ”Werle”, l'ultima lungo il sentiero. Si attraversano dei campi coltivati ad ortaggi, nella zona a più alta quota della Val di Gresta e quindi si sale lungo una strada innevata attraverso una pineta, fino a giungere località “Le Prese” (1500 m. s.l.m.), da dove si gode un vasto panorama sul lago di Garda e sui monti circostanti. La strada sale per mezz'ora circa attraversando il vasto pascolo della malga Stivo.
Da qui si sale lungo il costone fino a raggiungere il rifugio "Prospero Marchetti" (a quota m 2009 m. s.l.m.), della sezione SAT di Arco. L’edificio, che ha festeggiato i suoi cent’anni di vita nel 2006, sorge a pochi metri dalla cima dei Monte Stivo (2059 m. s.l.m.), sulla cui sommità si erge un'imponente croce in ferro. Sulla cima vi è inoltre l'Osservatorio Panoramico Col dal quale, con l'aiuto di appositi mirini, si possono individuare oltre una quarantina di cime alpine, disposte lungo un arco di 360 gradi.
12/4/2008 piccole notizieQuesta settimana nessuna escursione da raccontare... qui in trentino ha nevicato molto in montagna il pericolo valanghe è di 4° grado penultimo grado di una scala di 5 gradi di pericolo quindi altissimo il pericolo di distacco valanghe.
link meteo trentino
11/30/2008 ...un pensiero...Solo cristalli di neve, Cristalli di neve … 11/23/2008 Col Santo m. 2112 - rifugio Vincenzo Lancia m.1825Col Santo m. 2112 - rifugio Vincenzo Lancia m.1825
“Che tu sia il benvenuto nel regno della Pozza”, sta scolpito nel "Sassom", l'enorme masso posto alla fine della Valle del Chèserle, soglia di un territorio incontaminato come quello del Pazul, che in molti oggi vorrebbero vedere elevato a parco naturale. L'incisione fu fatta dal reggimento Pioneri austriaci, che costruì nel 1912 la carrareccia che porta al rifugio Vincenzo Lancia (contrassegnata con il n.101). L’alpeggio della Pozza fu "scoperto" negli anni ‘20 da pochi, giovanissimi soci della S.A.T. roveretani. Il fascino di quell’ambiente, di quegli spazi enormi, si accresceva durante il periodo invernale, tra le incantevoli estensioni nevose. Quei "pionieri" si riunirono nel Gruppo Sciatori malga Pozza; in quegli anni si partiva a piedi da Rovereto, e con gli sci in spalla si raggiungeva Giazzera e infine la malga. Domanda: ma quel Sassom chi l’ha portato lì? Lo scioglimento dei ghiacciai?....Un gigante forzuto?....Il mistero permane…. Poco sotto la frase di benvenuto all’Alpe Pozza, appare una targa in marmo bianco con la seguente dedica: “A coloro che sono andati avanti”. Un breve ma intenso augurio a tutti quelli che in montagna, così come nella vita, non si arrendono mai. Domenica 23 novembre 2008, dunque, nuova grande escursione sia per panorama che per limpidezza e meteo favorevole. L’ “allegra combriccola del Pasubio”, (Sal e Franz) seppur questa volta dimezzata, ha fatto ancora un’altra volta centro! Il percorso parte dalla frazione di Giazzera (1092 m.), che etimologicamente significa ghiacciaia, nel Comune di Trambileno, raggiungibile dalla Strada Statale n.46 del Pasubio, a circa 12 km da Rovereto. Salendo la statale in direzione Passo Pian delle Fugazze si incontra, poco dopo la frazione di Spino, un ampio tornante con indicazioni per il rifugio Lancia. I cartelli portano prima alla frazione di Vanza e poi, svoltando a sinistra, a quella di Giazzera. Da qui si prosegue ancora per un breve tratto su strada asfaltata, che poi diventa bianca ma ben tenuta ed accessibile fino al sopra citato Sassom. Da qui inizia il divieto di transito e si può proseguire solo a piedi. Si deve dunque lasciare la macchina negli appositi parcheggi, disponibili lungo la strada. Noi parcheggiamo nella prima area di sosta, là dove termina la strada asfaltata. Ci incamminiamo sul percorso n.101, che porta al rifugio Vincenzo Lancia e dopo circa 10 minuti di strada, inforchiamo sulla sinistra il sentiero n.132 delle Ull o Hull (quota di partenza 1280 m.). Il termine Hull potrebbe derivare dal tedesco “Hügel”, che significa “colle” o “collina”. Il cammino risulta essere una vecchia mulattiera, che sale ben ripida, fin dall’inizio, per circa 50 minuti in direzione dei “Baiti dei Rossi” e del Pazul (1477 m.). Una volta usciti dal bosco, il panorama si presenta in tutto il suo maestoso splendore (a quota 1400-1500 m. si trova neve). In salita proseguiamo tra piccole baite situate in posizione stupenda, come la Baita Marisa, fino a prendere una strada forestale che seguiamo in direzione del “Dos dell’Anziana” (1978 m.), congiungendoci poi al sentiero n.132b, detto della “Lasta Alta” (e che sbuca nei pressi di malga Cheserle e del bivio per malga Monticello), che lasciamo in prossimità della cima. Molti si chiederanno il perché del termine “Dos dell’Anziana”. Anche se potrebbe sembrare così, esso non si riferisce alla “gobba di un’arzilla vecchietta dell’alpe”, bensì al termine dialettale con cui viene denominata la Genziana Maggiore (Gentiana lutea L.). Quasi sicuramente il nome “Anziana” o “Ansiana” deriva dalla parola tedesca con cui si indica questa pianta medicinale, ossia “Enzian”. Si entra così nel “regno” dell'Alpe Alba, con le sue suggestive baite in pietra, nate per dar riparo ai cosiddetti “segantini” (provenienti soprattutto dalla frazione di S. Antonio di Valli del Pasubio, nell’Alta Val Leogra), contadini che facevano il fieno in quota, e ora ristrutturate ad arte e usate dai residenti come meta di villeggiatura. L’altipiano, nel suo insieme, è un luogo suggestivo ed incantevole, che trasmette tutto il suo fascino donando allo spirito un senso di pace e di serenità. Saliti in prossimità del Dos dell’Anziana, incrociamo il sentiero n.131, proveniente da Malga Costoni, e in circa mezz’ora, su neve compatta e abbondante, saliamo alla cima del Col Santo (2112 m.). Dopo circa 3 ore di cammino, ci concediamo una breve pausa per via del freddo: -9 gradi con vento gelido e pungente! Il panorama da qui è strabiliante! Prendiamo ora la via del rientro, sempre sul sentiero n.131, scendendo prima alla “Sella dei Colsanti” (1995 m.) e infine, in circa 20 minuti, al rifugio Vincenzo Lancia (1825 m. ). Qui ci concediamo una lunga pausa ristoratrice al tepore del sole. L’idea di costruire un rifugio all’Alpe Pozza fu lanciata da roveretano Amedeo Costa nel 1931, che già allora intendeva intitolarlo a Vincenzo Lancia, industriale torinese pioniere dell’automobilismo, fondatore dell’omonima casa automobilistica. Nel 1937, la scomparsa di Vincenzo Lancia diede ulteriore forza all’idea di Amedeo Costa. Il progetto del rifugio fu elaborato dall’architetto roveretano, di origini milanesi, Giovanni Tiella e nel contempo si mise mano alla strada di malga Pozza per agevolare il trasporto dei materiali. Il rifugio Lancia fu inaugurato il 28 ottobre 1939. Nel dopoguerra, sull’Alpe Pozza, entrò in funzione la prima seggiovia del Trentino meridionale; fu ancora Amedeo Costa a promuovere l’iniziativa. La seggiovia collegava la frazione di Pozzacchio con il rifugio V. Lancia, ed entrò in funzione nel 1947. Dopo alcune stagioni però, nel 1953, l’impianto fu smantellato per le difficoltà a mantenere aperta la strada in inverno. Nel 1968 venne inaugurata la chiesetta realizzata dal Corpo forestale dello Stato nei pressi del rifugio. Negli anni successivi il Lancia è stato continuamente migliorato nei servizi e nella struttura. La Sezione S.A.T. di Rovereto da diversi anni sta portando avanti con impegno, e con il sostegno dell’Organizzazione Centrale (O.C.) della S.A.T., la battaglia per il riconoscimento del Pazùl e delle Piccole Dolomiti come parco naturale. L’ultima parte del rientro, in direzione di Giazzera, avviene seguendo la strada forestale n.101, che sale da malga Cheserle al rifugio V. Lancia (alcune scorciatoie permettono di tagliare i tornanti). Il nome Cheserle deriverebbe dal termine tedesco “Käse”, cioè “formaggio”, unito al tipico suffisso diminutivo cimbro –le. “Cheserle” significherebbe dunque “piccola forma di formaggio”. Scendendo lungo una scorciatoia, ci scostiamo per un attimo dal sentiero, con lo scopo di fotografare ed osservare i cosiddetti “Sette Abi”, una serie sette vasche scavate interamente nella roccia sotto una parete calcarea (con sorgente), dalla quale sgorga un’acqua limpidissima. Questi “abi” furono costruiti dai soldati durante la Grande Guerra, con lo scopo di abbeverare gli animali (e non solo) e vennero successivamente utilizzati dai pastori locali per far dissetare le loro greggi. Lungo la strada, facciamo una breve deviazione a scopo “perlustrativo” alla malga Cheserle. Più avanti, ci fermiamo a visitare un piccolo cimitero austro-ungarico, ripristinato dagli alpini della zona di Rovereto nel 1988, e piano piano raggiungiamo la macchina (ore 15:30 circa). Che dire….giornata splendida e magnifica….il Paradiso di lassù può ancora attendere….sperando di poterci godere ancora a lungo Quello di quaggiù…. Note: Partenza alle 7.30 In cima al Col Santo alle 10.30 Arrivo al punto di partenza 15.30 Dislivello: 1000 circa 11/16/2008 Ferrata Ernesto che GuevaraFerrata Ernesto che Guevara
L’escursione di chiusura stagione estiva di montagna è la ferrata intitolata a Ernesto che Guevara in località Pietramurata provincia di Trento. Che faccio in solitaria Sulla statale 45 bis dal casello autostradale Trento nord in direzione di riva del Garda. Fino al abitato di pietra murata cartello inizio paese Da qui inoltrarsi nelle zona industriale e seguendo i cartelli che indicano il parcheggio (gratuito) e la ferrata. Quota 250 m s.l.m. La partenza è dal parcheggio dove si trovano subito le indicazioni per il sentiero dei pini e ferrata che Guevara.
Si attraversa tra i capannoni e si trovano altre indicazioni e andando verso sinistra si passa sul confine della cava e si sale nel bosco. Si giunge a un primo cavo d’acciaio che subito porta sotto l’inizio ferrata che non è segnata da nessun cartello ma ci si accorge perché parte subito verticale. Su una piccola cengia si può indossare l’imbrago.
La partenza della ferrata è subito verticale e leggermente impegnativa ma nulla di impossibile. Gli appigli non mancano e la corda d’acciaio ci può essere d’aiuto per la progressione in tutta sicurezza. Il resto della ferrata che si svolge sfruttando i punti deboli della parete non presenta eccessive difficoltà. Giungendo a una parete liscia ci sono dei gradini in ferro infissi nella roccia. Sconsigliata a chi soffre le vertigini e il vuoto. Benché la ferrata non presenti difficoltà tecniche è abbastanza verticale anche se in certi punti risulta non esposta. La lunghezza del itinerario è l’unica (difficoltà) che io ho riscontrato circa 1500 metri di dislivello. Arrivati su una cengia al libro di vetta termina la ferrata. Da qui si percorre un sentiero abbastanza monotono nel bosco in forte pendenza dove si incontrano due salti esposti ma brevi e ben assicurati da corde. Dopo questi due passaggi in breve si arriva in vista della croce e della cima. Che si raggiunge arrivando sui pascoli del monte casale 1631 m. s.l.m. attraversandoli in direzione nord est. Il panorama da questa cima è a 360° ed è indescrivibile a parole e forse anche le foto pubblicate sul mio spaces www.salvatore2s.spaces.live.com non rendono l’idea del panorama godibile dalla cima. A me girava la testa girando tondo, tondo FANTASTICO. Ce anche un punto panoramico con colonnina con indicazioni delle cime che si vedono Il brenta imponente come sempre il Carè alto e le sue sorelle Adamello e Presanella la Marmolada e tutte le altre cime della val di Fassa alto Adige le cime del monte Bondone il Lago di Garda che era uno specchio che rifletteva la luce del sole.
Dopo una pausa di circa 50 minuti ad ammirare il panorama e a mangiare sono sceso al sottostante rifugio don zio (chiuso) a 1600 metri s.l.m. dove si prende il sentiero per Comano il 411 S.A.T e mi dirigo a Comano dove ho dei parenti che chiamo prima della discesa trovo mio cugino con il quale mi metto d’accordo di trovarci a casa sua. Lui invece mi aspetta alla baita degli alpini che gentilmente mi accompagna a Pietramurata quindi a parte la discesa a Comano non so dare info per il rientro.
Consiglio a chi in futuro farà questa ferrata di portare se possibile una macchina a Comano paese. Per percorrere la ferrata è importante portare acqua in abbondanza specialmente in estate perché non si trova acqua. Si consiglia soprattutto il casco per la caduta di sassi e imbrago. I tempi di percorrenza sono soggettivi io ho impiegato per questo giro 5 ore fino alla cima e 1.50 circa per arrivare a Comano.
11/15/2008 Amore d'Alpinismo"Chi si da all’alpinismo con i soli muscoli si ritrarrà da esso dopo pochi anni. Chi è alpinista col cervello e col cuore saprà trovarvi valori tutta la vita, tanto da giovane quanto da vecchio." G. von Saar. 11/9/2008 PasubioPasubio a novant’anni della guerra
Alla cima del Palon per il Sentiero 179 che parte dal passo del pian delle Fugazze 1162
Si prende il sentiero al limite del parcheggio in sterrato al passo pian delle Fugazze che si raggiunge da Rovereto con la strada statale 46.. Si sale a tratti sulla strada degli eroi tagliandola appunto con il sentiero 179 (ex 399) Si cammina nel bosco di faggi della val di fieno seguendo le indicazioni galleria d’Havet rifugio papa. Arriviamo dopo circa 2 ore al bivio per il sentiero delle creste il 398 classificato EE per escursionisti esperti, ma secondo la mia opinione facile sentiero da percorrere con attenzione ma mai difficile, nei pressi della galleria d’Havet a circa 1781 m. s.l.m. sulla strada degli eroi. Imbocchiamo il sentiero 398 che sale tra panorami d’incanto e speroni che spuntano dalle nebbie… (fantastico) Giungiamo sotto Cogollo alto 2150 m. s.l.m. con in cima i resti di un ex comando militare. Proseguiamo verso cima Palon alla quota di 2200 m. s.l.m. Piccola pausa. Scendiamo ora sulla soffice neve verso la chiesetta di S. Maria dove ci fermiamo per la messa in ricordo dei 90 anni dalla fine della grande guerra. Un piccolo coro accompagnato dai presenti alla celebrazione ha poi intonato la canzone Signore delle cime. Canzone che mi produce un nodo alla gola e mi scuote perché le parole sono profonde e sono un inno all’amicizia e fratellanza che accomuna tutti gli uomini di montagna particolarmente nel momento della morte di un amico con il quale trascorri sulle cime più belle momenti di entusiasmanti… ma non solo sulle cime anche nella vita quotidiana. Dopo esserci ristorati con del buon vin brulé offerto dagli alpini riprendiamo il camino per il rifugio Achille papa Ci fermiamo ora al rifugio Achille papa alle porte del Pasubio per una pausa ristoratrice e per una grappa al mirtillo e un brindisi all’ amicizia con i miei amici di viaggio Elisa Denise e Manuela alle quali va un forte abbraccio di amicizia e un ringraziamento per la splendida compagnia e la passione per la montagna che ci accomuna Riprendiamo nuovamente la via per il rientro verso il passo pian delle Fugazze scendendo per la strada degli eroi fino alla galleria d’havet dove al interno si sono fermate 4 persone che hanno intonato alcune canzoni di montagna. Per effetto del eco prodotto dalla galleria sembrava ci fosse un coro intero e questo mi ha nuovamente emozionato e entusiasmato. Ho chiesto se cantavano il signore delle cime … l’hanno fatto… bravissimi ed emozionante. Ora rimane solo il tratto fatto al mattino da percorrere per il rientro a valle, il bosco di faggi, e in una ora circa arriviamo al passo. Salvatore ...che piacciono a sal...
...ARIA, ACQUA, TERRA, FUOCO, .....
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